Il linciaggio mediatico: un nuovo sfogo per la folla

La violenza umana, purtroppo, non è così contro-natura. Si sviluppa, più o meno, in uno stesso modo però può avere conseguenze e modalità di espressione differente. Il modo più arcaico, secondo la mia visione, in cui la violenza può essere messa in scena e condivisa dai molti  è l’esplosione di rabbia da parte della folla. In un certo senso, quella cornice sociale, ritenuta buona e saggia dai molti,  si “risveglia” e si “getta” contro un dato obiettivo. è curioso comprende da cosa sia avvenuto questo risveglio e come mai la furia diventa quasi necessaria e impulsiva.  Quando, ormai, la folla decide che il colpevole deve essere un indiziato semplice e facile da individuare, sembra quasi  che tutto sia deciso.

Ogni epoca ha avuto la sua particolare folla allo stesso modo in cui ogni nazione ha una sua reazione possibile da parte di un determinato movimento sociale. La storia è testimone di vari modi in cui la folla poteva sfogarsi ( Nemesi e Catarsi, all’interno di una immedesimazione di un data situazione fortemente emotiva all’interno di una opera teatrale e annessa catarsi o momento liberatorio di uno sfogo emotivo,  punizioni pubbliche tra cui le impiccagioni o roghi fino a raggiungere la nostra epoca e quel dannato linciaggio mediatico).  A volte il linciaggio, da parte della folla, può ancora avvenire a lanci di sassi o di altre cose contro un criminale o un innocente visto criminale o nell’opposizione ai “poteri forti”;  in altri casi gli insulti e le parodie sui social possono divenire  massacranti a livello psicologico. In un caso, discusso e analizzato da Paolo Amaro, una ragazza americana fece l’errore di non gestire la sua goliardia di sfogarsi contro quelle persone che parlavano in biblioteca e, a quanto pare statisticamente notava molti asiatici colpevoli di tale atto  piuttosto che altre persone avere atteggiamenti a lei sconosciuti e su questo sentire quella sorta di fastidio, fece solamente un video sfogo. Tale video, se agli inizi poteva risultare visto solamente da suoi iscritti e persone poco interessate alla vicenda o addirittura d’accordo e cogliendo la situazione più che l’opposizione al politicamente corretto, altri mossero una serie ciclica di insulti e odio represso. In una situazione fortemente emotiva, la condivisione risulta ulteriormente più fluida e quasi più ricercata rispetto a contenuti meritevoli però poco odiati o emotivamente curiosi.  Chi ci vede lungo, sa perfettamente che gli “hater” accrescono la tua fama di più di un normale e comune fruitore di video. Più se ne parla, più diventi visto e vai in tendenza. Purtroppo è più facile andare in tendenza con le critiche non costruttive rispetto al rimanere affascinati di un qualcosa ritenuta “banalmente” accettabile o intellettuale.

 

paolo amaro

Paolo Amaro, un grande analista di casi di cronaca, è appunto uno youtuber che analizza e pone la sua sui vari fatti tragici che succedono o riflette sui contesti sociali della sua epoca confrontati con quelli di oggi giorno. Grazie alla sua capacità argomentativa, non risultando né narcisista né egocentrico, ha la capacità di proiettarti su una determinata situazione, da lui analizzata,  mediante il suo ragionamento. 

I tempi sono cambiati rispetto agli anni’60 e ’70 e, se avessimo ancora dei dubbi, Paolo Amaro può essere il giusto testimone! Le rivoluzioni sociali e cambiamenti culturali hanno condotto nuove battaglie all’insegna della libertà di parola e libertà sessuale. Si aprono le porte anche a pratiche sessuali molto più creative proprio perché si sono superate le antiche limitazioni. Il problema può divenire,a  questo punto, non avere dei limiti consapevoli. L’Umano non è mutato e rimane voglioso di curiosità e di repressione dei suoi istinti. Non è più una novità vedere bambini che già sanno cosa possa significare ” rapporto sessuale” o ” atti sessuali”, seppur manchi una saggia spiegazione sul modo in cui bisogna atteggiarsi. La libertà nasce dalla troppa rigidità, ma siamo consapevoli che l’anarchia non è mai stata così buona e onesta. Trovare quella linea tra giusto atteggiamento e rispetto, non è assolutamente semplice. Quel “politicamente corretto”, figlio di due genitori quale Etica(ricerca del giusto consapevole) e Galateo( il doverlo fare senza avere una sana consapevolezza dei motivi), comporta una malata determinazione di nascondere le problematiche effettive con una richiesta al “risolino” bonario del “non pensiamoci”. Potrebbe essere vero che, all’epoca di Amaro, si era più onesti e più crudi da insegnamenti rigidi di natura cristiana; ma l’epoca di oggi si ricerca di evadere dai tremendi atti e discriminazioni del passato al fine di essere più ipocriti e impauriti.

 

L’epoca di adesso può, davvero, essere molto importante e abbattere tutti i vizi del passato.  Siamo in una epoca di evoluzione ed è normale avere momenti da dover riassettare.  Guardiamo un attimino cosa si potrebbe fare insieme, magari più uniti e meno disastrosi, all’insegna di una protesta contro qualcosa che non va.

 

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La potenza di un mondo parallelo: la psiche umana e il cortometraggio di Malombroso( Gli inganni di Morfeo).

Il mondo dei sogni può anche rappresentare un’altra realtà. Vi sono tutte le caratteristiche necessarie al fine di caratterizzare il sogno come un altro flusso di eventi vissuti dal soggetto: la memoria di cause e conseguenze, il tempo e lo spazio. Nel sogno vige la totale libertà da pregiudizi e razionalizzazioni, più o meno, ma questo è solo un approccio diverso da un contesto sociale e generalizzato.  Una grande libertà interna che si può benissimo, naturalmente con rispetto di chi c’è attorno, cogliere all’interno di una società razionale e istituzionalizzata. è fondamentale non chiudere il proprio punto di osservazione, analizzando il flusso di eventi che possiamo vivere.

Nella video della canzone “Just one last time” di David Guetta featuring Taped Rai, è ben rappresentato rivivere un certo evento in un modo completamente diverso. La memoria ci pone a ricordare e, di conseguenza, produrre un flusso di cause e conseguenze ben consapevoli. Quando si perde memoria, è come se la vita ricominciasse nuovamente da capo. Tale questione  è stato ben esplicata, in un modo spettacolare, nel film di Christopher Nolan “Memento”. Difatti il protagonista è costretto a scriversi ciò che deve assolutamente ricordarsi, seppur non comprenda il valore empirico di ciò che si è scritto.

 

memento

Nel videoclip di ” Just one last time”, il protagonista è un ragazzo che ritorna dopo aver avuto una litigata con la sua fidanzata. La fidanzata si è suicidata e lui, dopo aver letto la sua lettera di addio, si corica nel letto disperato. La sua mente non accetta tale fine, di conseguenza percorre diversamente gli eventi capitati in un mondo tutto suo dove sarà lui a morire tra le fiamme della distruzione salvando la sua fidanzata.

In un altro modo, il cortometraggio di Malombroso descrive una strana vicenda di un ragazzo. Non si capisce quale sia il suo incubo e come mai si comporti quasi ricercando un suo equilibrio interiore. Il risultato finale sarà una situazione che mai vi immaginereste. Il cortometraggio si intitola ” Gli inganni di Morfeo”.

Malambroso 2

Nei thriller psicologici riportati nei cortometraggi di Malombroso, risulta evidente la costruzione mentale e collegamenti psicologici da parte dei protagonisti o delle situazioni. I fili si tessono fin da subito, ma è nel finale che si coglie esattamente l’inizio.  Andare alla ricerca di nuovi confini è un sogno, ma tutto parte dalla nostra psiche. Quindi abbiamo già il contenitore di un nuovo mondo, dobbiamo solamente ricercare ciò che può aiutare e migliorare il nostro mondo.

 

 

La scuola che diventa teatro:il cortometraggio di Malombroso

Bisogna trovare un modo per rinnovare l’istituzione scolastica. La scuola rappresenta il primo passo, al di fuori delle proprie mura domestiche, dove incomincia ad emergere la società. L’impatto non è proprio sottile, eppure tale struttura adibisce meramente a dare una cultura definitoria e non di vita.

Fin da quando si è piccolini, dalla bolla domiciliare ci si avvicina ad una bolla scolastica. Si impara a condividere e relazionarsi con una cerchia di persone limitate. In un certo senso, la porzione di socialità è molto nazionalista( proveniente della stessa terra, avente una stessa età). Sicuramente i tempi modificano sia le prospettive che le condizioni, ma non è facile modificare una intera istituzione. Il bullismo, il sessismo, il razzismo e l’omofobia possono essere eliminate da una educazione diretta al problema rispetto a dover rispettare i canoni definitori.

Ricordo, molto bene, la preoccupazione degli insegnanti di rincorrere il proprio tempo al fine di dover finire un programma sterile e meramente adibito a definizioni, tempi cronologici e verifiche. Il fine non era insegnare, ma buttare dati in testa per pulirsi la coscienza. Qualcosa, comunque, si sta smuovendo e i cortometraggi come tante altre iniziative educative vengono proposte. La bolla incomincia ad emergere sul mondo reale, dove le stesse tecnologie incominciano a fare scuola. Dove prima un computer o l’uso dei social poteva essere fuorviante, adesso può essere uno strumento formidabile e accademico. Un esempio è Lorenzo Baglioni con il suo rap su materie scolastiche come chimica, storia, algebra e così via.  Una premessa poteva essere la canzone ” School rocks!” di Frankie nel canale frankiehinrgofficial , pubblicata 7 anni fa’ su youtube.

Da qui possiamo passare al cortometraggio di Malombroso. I vari cortometraggi sono stati fatti tra Varzo e Trasquera, nel confine tra piemonte e svizzera. I protagonisti sono giovanissimi, ma i co-protagonisti e antagonisti possono variare con il range d’età. Nei vari cortometraggi, Malombroso presenta i contesti già dal titolo e sottotitolo. Sotto i video, ci sono anche le trame ben delineate.  Nei vari cortometraggi si presentano situazioni molto incentrate sulla adolescenza, ma cercando di specializzarsi su ogni lato in maniera molto minuziosa. Se c’è una tematica da far emergere, per esempio il sogno di un giovane adolescente rispetto al bullismo, il corto sottolinea più evidentemente la prima e in sottofondo posiziona la seconda. Gli effetti speciali sono molto complessi, ma rendono migliore la comprensione di quello che si vuole esprimere.  Sanno farti rivivere il contesto scolastico e ti immedesimano con la realtà scolastica e l’adolescenza.

Dal mio punto di vista, il cortometraggio che esplica meglio il punto è “Io e Me”. Il titolo potrebbe portare a qualche dubbio di identità, ma contestualizzato possiamo capirne il senso. Al di là della trama, ti fa capire quanto le reazioni possono portare conseguenze( in tal senso enfatizzate però inconsciamente reali). In realtà tutte le reazioni hanno conseguenze, una sorta di evidenza teleologica a volte lasciata al dubbio del fruitore come “il custode”. Una sorta di decisione che gli stessi protagonisti( in “la scala”, il protagonista stesso lascia all’ascoltatore darne una sua visione di quale fine potrà fare l’antagonista) lasciano al pubblico. Il contestualizzare e rimanere in contatto con il mondo esterno, è la mossa perfetta per ricordarci di non essere in una cerchia di elitè ma aprire gli occhi al mondo.

La fine di un social per un altro: Favij, il nuovo testimone

Favij, Lorenzo Ostuni, ha movimentato una grande questione: qualcosa sta cambiando su youtube. Effettivamente, l’evoluzione del social è sempre stata sotto gli occhi di tutti. In un certo senso, Favij è riuscito a diventare popolare proprio grazie ad un cambio di ottica dello stesso portale. Da video comici e massimo di piccoli sketch, Lorenzo portò il game play con un suo stile bonaccione.

I “vecchi” youtuber quasi accettarono, tenendo conto di un nuovo modo di produrre video e sulla centralità di fare denaro, questo nuovo modo di essere senza protestare proprio perché non avevano nulla da perdere anzi solo da guadagnare. Ora, invece, partire psicologicamente da una youtube che può finanziarti la vita al rischio di non poter tenere il passo potrebbe cambiare la prospettiva di un comune youtuber.  Le tendenze, le visualizzazioni e tanti altri meccanismi sono molto più diretti su calcoli specifici riguardanti i fruitori rispetto a vecchie statistiche nello share televisivo. A  tal punto che sono i social, quasi, il tassello definitivo per comprendere se un programma può andare avanti o meno e la televisione si sta molto digitalizzando.  Il bello, in questo periodo di tempo, è questa totale lotta e superamento tra canali social. Da questo punto, la citazione di Darwin  ripresa  dal mental coach Mauro Pepe:” Vince chi si adatta prima. Vince chi si adatta meglio “.

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Fa parte del cambiamento evolutivo della società e dei pensieri. Di conseguenza un altro punto alla teleologia( “il filo del discorso”) e portiamo avanti il nostro modo di essere nel bel mezzo del cambiamento. Un cambiamento di noi stessi, rimanendo sempre noi ❤ La lotta tra contenuti e social è in movimento. Adesso Instagram potrebbe superare Youtube, il quale mise sotto scacco twitter e Facebook. I video devono essere più interattivi, più rapidi e più comprensibili. La voglia, magari, di vedere dal vivo e uscire dal proprio social potrebbe risultare quasi la fine del social stesso o magari l’inizio del ritorno alla realtà circostante. Il ritorno della vera democrazie e di non veder distante persone conosciute ai molti.  Oramai gli stessi youtuber possiamo essere noi, quel confine sta cadendo!

 

 

Bars and Melody: una band alla faccia del bullismo:P

Il gruppo musicale britannico Bars and Melody ha al suo interno una grande valenza: la lotta contro il bullismo.  Il più piccolo dei due, la generazione 2000,  ha sofferto di bullismo e il suo compare ha perso il padre a tenera età. Due storie che, unendosi insieme, danno uno sprint e la giusta determinazione al loro pezzo ” Helpful” sottofondo musicale di “Hope” di Twista e Faith Evans. Quei vari “wish” della canzone originale accompagnati dal ritornello, tenuto intatto dai Bars and Melody, diventano un grido di speranza nel dolore.

Dopo aver partecipato al talent show, hanno firmato per la Syco del produttore musica Simon Cowell(uno dei giudici più severi di Britain’s got talent). La canzone “Helpful” può, a livello mediatico, mantenere stabile il messaggio di opposizione alla violenza rispetto ad un’altra canzone contro il bullismo “Never Ever” di keenan West. Quest’ultimo è stato incoerente, visto che anni dopo ha litigato violentemente con la sua fidanzata. Sicuramente non deve perdere di significato il testo e il messaggio di “Never Ever”. Il bullismo è la pratica degli insicuri, mentre essere veramente umani è un’altra cosa! Molti saranno i bullizzati, eppure il loro amare è più decisivo di un’intera coscienza sporca.

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Ritornando alla carriera del Rapper biondo Leonde Davis( 2000) e del cantante Charlie Lenehan(1998).

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Charlie iniziò la sua carriera in un gruppo musicale scolastico, il rapper Davis in sue cover su youtube.  Pensare che quel rapper, così carino e molto promettente, fu un tempo quel fantomatico “perdente” per quei bulli e quei suoi silenziosi compagni è impressionante mediaticamente.  Dal sentire le morsa di sofferenza fino a saperle portare e, tramite la sua grinta, ridire a quei compagni ” io sono speranzoso” da speranza. Chissà se quei fantomatici bulli, ora possano capire quanto sia stata inutile ciò che hanno fatto. Possano, magari, cambiare e dare una dritta ad ulteriori bulli di non fare in questo modo. Alla fine la maggior parte delle persone non seguono i bulli , ma hanno bisogno di un modo di trovare la forza e opporsi . La faccetta del rapper assomiglia a quella del bimbo protagonista nella canzone di Marco Mengoni ” Guerriero”: Matteo Valentini. Anch’essa canzone molto bella, in cui il fine è l’amore sull’odio. Utilizzata in un grande monologo tenuto da Paola Cortellesi contro il bullismo.

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Deve essere un vero messaggio positivo proprio perché chi è rapper, difficilmente è stato bullo bensì è stato fortemente bullizzato.  Non si può mai sapere, è vero, ma la forza di un rapper che ha subito non ha precedenti e si spera in un futuro con un rapper contento anche del  suo passato.

 

 

 

Denise Pipitone

La televisione si sta indirizzando ad essere la parte più inutile di youtube: ricercare il disagio per audience. Questa volta è il social a fare da guida, non ci vede male Corona. Se ai tempi precedenti, la tv era il mezzo per coinvolgere un grande pensiero più potente della radio. Ora alle parola di Ilary sul poter veicolare come vuole il suo messaggio in tv, Corona ribatte che la vera guerra passa dai Social (Youtube, twitter, instagram, Facebook) .Ultimamente è nei Reality Show che si evidenziano questi atteggiamenti, al punto da rovinare totalmente carriere di un certo spessore: Barbara D’Urso e il Gf e il lucro sul bullismo o Ilary Blasi alla ricerca dello scalpore contro un ex galeotto di nome Corona. In un certo senso portando, sotto l’evidenza dei più, indignazione e vendetta!

In tutto questo mare nero, ci sono vere vittime ancora oscurate o pedine di giornalisti affamati. Naturalmente le notizie vanno e vengono, ma le tragedie rimangono per chi le ha subite. La telecamera dei media può illuminare o ritornare ad illuminare certe situazioni, ma poi l’oscurità ritorna ancora più tremenda di prima. Immaginiamoci, almeno secondo fatti oggettivi, la fine del povero Samuele di 3 anni o di Loris. Dal nulla si sono trovati a non sapere cosa fare, vedendo realmente una verità ancora difficile da interpretare per l’età dove nemmeno un “adulto” potrebbe farlo! Voglio vedere trovarsi innocentemente massacrati e cercare di dare un senso, in quel momento, tenendo conto di non essere salvi e morendo senza un vero aiuto.  Non possiamo avere la certezza in mano, ma potrebbero essere situazioni in cui chi ha agito contro loro si è trovato a soccorrerli. Cosa fare se non hai le forze e , per di più, gli stessi carnefici sono di fronte a te?  Tutto questo richiama tante altre vittime, ridotti a semplici ” casi” da talk show: la strage di Erba, omicidio da parte di un carabiniere o l’avvelenamento di un ragazzo nella casa della fidanzata.

Saltiamo nomi e cognomi, saltiamo la ricerca dei dettagli perché ormai il vero abuso è l’etichettare una entità libera in una sola e unica situazione ovvero quella voluta dai Media. Ecco perché la verità perpetuata dai Media  può non essere così valida. è come se ciò che passa per i tg, possano  essere notizie precise e vere. Il riflettore non può mai proiettare oggettivamente qualcosa poiché è sempre indirizzato.  In tutto questo arriviamo a Denise.

Denise ha compiuto 18 anni.  Possiamo ancora usare il presente imperfetto poiché nessuno ha confermato la sua fine. Un po’ come tanti altri casi, dove a volte succede il lieto fine. Tendenzialmente il lieto fine avviene dove il riflettore si è acceso nel momento finale di una lunga serie di indagini. Per esempio una ragazza ritorna alla vita, dopo 30 anni di sevizie e torture in cantina da parte di un crudele essere umano o viceversa. Fino ad ora non c’è, ancora, stata la grande notizia di riprendere casi di anni indietro dove poi i risultati sono stati indirizzati in un lieto fine.  Dobbiamo intendere letteralmente un “lieto fine” perciò persone scomparse che sono state ritrovate.

A quanto pare si è sempre saputo dove potrebbe essere stata mandata Denise, quindi portiamolo ad essere un grande appello al cambiamento e alla speranza. Se quest’anno Cucchi è riuscito a farcela, dimostrando indirettamente l’ingiustizia avuta, chissà se ora Denise, nei suoi appena diciotto anni, ritornerà alla luce dei proiettori riuscendo a partecipare a nuove manifestazioni al fine di dare giustizia a persone scomparse e abusi subiti.

 

Lo stupro non diventi moda!

Il movimento “MeToo” ha totalmente svelato una terribile realtà nel mondo artistico e dello spettacolo: lo stupro, a volte meschinamente nascosto con contratti e altri metodi, è sempre più presente in questo mondo. Eppure, esattamente come tanti altri dibattiti successi nel passato, l’Essere Umano è capace anche di abusarne delle varie tematiche al punto di urlare a tutti ” colpevole” e “innocente” con una facilità immediate e impulsiva.

I casi di stupro sono una realtà, non si possono negare! Lo stupro è l’annientamento di sé soprattutto per chi lo subisce, ma anche per chi lo fa. Fatto per divertimento, per noia, per moda; lo stupro è da evitare e condannare aspramente.  Il massimo che si potrebbe sperare sarebbe una comprensione, da parte di chi lo fa, di ciò che ha fatto e un miglioramento futuro al fine di evitare nuovi casi di cronaca. Provare ad intervenire subito a prescindere da chi lo fa o chi subisce al fine di aiutare entrambi a cercare altre vie e non trovarsi in una catena di vittima che diventa carnefice o addirittura suicida.

A volte lo stupro può essere spinto a dei livelli in cui una persona può perdere la vita. In tutto questo, urlare sempre ” al lupo, al lupo!” rischia a perdere effettivamente il senso di quanto sia tremendo un determinato evento! A forza di indicare carnefici ovunque, questa situazione si è rivoltata contro addirittura alla fondatrice di ” MeToo” Asia Argento e quel giovane ragazzo di nome Bennett. Adesso è il turno del più grande giocatore di calcio mondiale, il signor Cristiano Ronaldo.

Ronaldo, dopo aver lasciato il Real Madrid, è stato già trattato diversamente dal solito: ha perso il pallone d’oro, è stato espulso in Champions per un gesto inutile ed ora questo caso di stupro di 9 anni fa a Las Vegas. In quei tempi ci fu proprio, guarda caso, il passaggio dal Manchester United al Real Madrid. Adesso Ronaldo si trova in una squadra già più attaccabile, visto un gap ancora inferiore rispetto altri club europei, come la Juventus.

Non si vuole dire che Ronaldo non potrà essere colpevole, ma il punto è la moda di dire ” stupro” a qualsiasi persona. Non vorrei diventasse una moda poiché, a livello mediatico, non fa’ quasi più scalpore questo termine e sta diventando una sorta di ” espulsione” calcistica rispetto ad una considerazione umana. Chi supporta una squadra o quella data persona la difende come fosse una “fede”, chi è contro la scredita a prescindere. In tutto questo si dimentica il concetto e la forte parola che si va a dire quale ” stupro” e ” stuprare”. Sbagliatissimo indicare chi richiede aiuto come “persona che se la cerca”, ma allo stesso tempo dare dello ” stupratore” con una facilità e una voglia di fare gossip da grande audience.

Quindi cerchiamo di pensare e non farci guidare dalla grande voglia di spettacolo spregevole. Lo stupro non è moda, è terribilmente terra bruciata!